In Veneto? Dal Governo solo annunci. E le imprese soffrono.

on Martedì, 02 Agosto 2011. Posted in giorgioconte_blog

Intervista all'On. Giorgio Conte su "Il Futurista". Di Sara Zanon.

Che l'apertura di sedi ministeriali in quel di Monza fosse una pagliacciata, già lo avevamo detto. Ma che le capacità circensi della Lega si manifestassero anche nella “cerimonia” inaugurale, per il bene dell'Italia non ce lo eravamo neppure augurati. E invece sabato 23 luglio, nel parco di Villa Reale è andato in onda l'ennesimo spettacolo, che questa volta celebra però il funerale di un progetto politico ben caro alla Padania: il federalismo.

A compiere il pietoso ufficio della sepoltura vi erano un raggiante Calderoli, un indifferente Tremonti ed una divertita (e divertente) Brambilla. Non consideriamo neppure, tra i celebranti, un Bossi sempre più malconcio (spiace per lui), metafora vivente e specchio parlante (spiace per noi) della situazione della Lega.

Il progetto federalista ha visto stamane la sua definitiva sconfitta. Una forza politica che da decenni rivendicava con orgoglio, coerenza e determinazione lo spostamento dei livelli decisionali e la creazione di un'architettura federalista per lo Stato, ha festeggiato il semplice spostamento di alcuni uffici ministeriali, al momento vuoti di funzioni e capacità. Con buona pace della letteratura accademica delle università padane, dei comizi di Pontida e dei milioni di voti raccolti spiegando che le tasse sarebbero rimaste nei ricchi territori del nord e che le decisioni si sarebbero prese a Milano, Bergamo e a Besana in Brianza.

Che tristezza, amici della Lega! E non è neppure necessario stigmatizzare i costi di una simile allegra giornata a Monza; perché il problema non sono certamente le fatture per tre targhe in ottone e qualche scrivania da grande magazzino. Il problema è la resa politica, l'aver certificato con i fatti che nell'impossibilità di perseguire un risultato nobile e necessario (il federalismo) ci si accontenta di un feticcio. E' la fine di questa Legislatura (certificata dall'assenza di Maroni) e, per quanto ci riguarda, crediamo sia anche la fine di quella capacità, che pareva inarrestabile, della Lega di parlare alla “pancia” delle grandi regioni del Nord. Crediamo che la giornata di oggi rappresenti il punto in cui si verifica, inevitabile, un'inversione di tendenza nel “consenso padano”, dopo avvisaglie fin troppo taciute. E non possiamo che rallegrarcene, da leali ma sinceri avversari politici. Si apre infatti un vuoto di rappresentanza per tutte quelle istanze del nord Italia che non possono certamente rallegrarsi della penosa scenetta andata in onda in una bella giornata di luglio a Monza.

Futuro e Libertà deve avere le capacità e la tempestività per essere interprete, espressione e rappresentanza delle esigenze anche del Nord Italia. Dobbiamo tornare a dialogare con le regioni fino ad oggi monopolio della Lega; dobbiamo tornare a parlare di sviluppo e di credito per lo sviluppo, di lavoro vero e non di speculazione finanziaria, di capitalizzazione delle piccole imprese, di dotazione di infrastrutture e di cura del territorio, di formazione universitaria ma anche professionale, di sostegno alla piccola e diffusa imprenditoria, di miglioramento dei servizi, di distretti e di ricerca. Dobbiamo tornare a parlare con quella parte dell'Italia che produce, lavora, crea innovazione e reddito ai massimi livelli tra tutte le macro-aree europee; dobbiamo tornare a parlare a quella parte di elettorato che, stamattina, con gli occhi lucidi ha probabilmente capito che la Lega stava celebrando un funerale.

L’onorevole e ingegnere Giorgio Conte è nato a Vicenza nel 1961. Città dove, tutt’ora, risiede e lavora come libera professionista. Giovanissimo ha intrapreso il cursus honorum politico, militando prima nel Fronte della Gioventù e successivamente nel Fuan. Conte ha ricoperto svariati incarichi amministrativi, distinguendosi come consigliere comunale dal 1995 al 1998, per, poi, diventare vice sindaco e assessore dal 1998 al 2002. Ritroviamo Conte nelle vesti di deputato al Parlamento italiano nella XIV legislatura  (2001-2006), nella XV legislatura (2006-2008) e, infine, nella XVI legislatura (dal 2010). Giorgio Conte è, anche, il coordinatore veneto di Futuro e Libertà.


Come valuta i provvedimenti attuati dal ministro Matteoli in merito alle infrastrutture in Veneto? La ritiene una politica sostenibile ?

La politica degli annunci non è una politica redditizia nel medio-lungo periodo, lo può essere nel brevissimo, ma credo che, anche in seguito ad un’esperienza che dura da qualche anno, si possa dire che questo alla lunga costi caro in termini di credibilità, sia del ministero, che del governo in generale. Sarebbe più serio che ministri come Matteoli dicessero più onestamente che quest’opera non si progetta e non si fa, fino a quando non ci sono i quattrini. Sarebbe un atteggiamento consapevole, invece si ha la tendenza a garantire a tutti il fatto che c’è l’impegno del governo. Oggi la volontà politica non è più sufficiente. Mi trovo d’accordo con il presidente della provincia vicentina Attilio  Schneck il quale afferma che  “la volontà politica si manifesta quando a fianco dell’annuncio c’è anche lo stanziamento in bilancio”. La pedemontana, l’autostrada valdastico sud, il corridoio 5 sono priorità, ma non è con questo tipo di federalismo che si possono garantire le risorse per costruire le infrastrutture di cui il veneto e il  nord Italia, in generale, hanno bisogno.

Questa concezione del federalismo potrebbe essere un’altra area tematica su cui caratterizzare l’identità nazionale del partito rispetto alla lega nord? Il federalismo potrebbe essere una grande opera di riforma istituzionale?

Il federalismo appartiene al programma del centrodestra fin dal 1996 con il cosiddetto “federalismo solidale”, quindi non è in questa legislatura che per la prima volta la lega o Berlusconi garantiscono l’attuazione di una politica federalista, anche Fini e i finiani hanno sostenuto la possibilità che al nord si valutasse una politica federalista e non da oggi. In tutti questi anni- dal 1996 al 2011- avevamo detto che il federalismo sarebbe stato un qualcosa che avrebbe ridotto la tassazione a carico delle popolazioni del nord e avrebbe offerto maggiori servizi e maggiori risorse per il nord. Mi sembra che malgrado siamo giunti all’attuazione dell’ultimo decreto di tutto questo non si è visto nulla. L’autonomia economica, anzi, è pregiudicata dal centralismo della politica del ministero dell’economia e del tesoro. Centralismo che non ha precedenti nella recente storia d’Italia. Tremonti ha centralizzato tutto dalla scuola, al welfare, alla cultura. Questo tema del federalismo affianca il tema delle infrastrutture come una lente d’ingrandimento.

Il centralismo, di cui lei parla, tanto temuto da una parte dei cittadini del nord, fa pensare ad una distanza della politica dal territorio. Una lontananza che sembra produrre insicurezza e fobia collettiva. Demoni su cui poi si alimentano le campagne “della caccia alle streghe”. Nella regione delle ronde, com’è vissuta la questione sicurezza?
 
Ricordo bene come la politica di Alleanza nazionale negli anni ’90 assomigliasse per certi versi alla politica della lega nord. Era concentrata sul fenomeno dell’immigrazione come se questo fosse un campanello d’allarme per la sicurezza dei cittadini. La microcriminalità era un termine sulla bocca di tutti, si chiedevano questure qualificate e maggiori uomini sul territorio. Si richiedeva il reato di clandestinità e si faceva una politica senza tener conto di quel fenomeno di natura culturale che avrebbe fatto capolino negli anni  seguenti. Il fenomeno dell’integrazione del multiculturalismo che Fini ha avuto la forza e il coraggio d’affrontare, anche, a seguito dell’esperienza avuta come membro della convenzione europea. Se era giusto affrontare il tema della sicurezza e dell’immigrazione per una certa fase, questo era il primo tempo della questione. Il secondo tempo, invece, è quello della terza generazione d’italiani. Vedo quindi, in termini di sicurezza, grande impegno delle forze dell’ordine, ma non vedo un problema sicurezza, come se fossimo nel far-west. Credo che le priorità siano altre tra cui il senso civico, il multiculturalismo, le terze generazioni.

Quali politiche ritiene utili per promuove la nuova cittadinanza delle terze generazioni contro la propaganda, anche in Veneto?

La civile convivenza dovrebbe essere presa come esempio. L’interrelazione è importante in tal senso. La strumentalità del bastone verrà, così, tolta. Questo avrà luogo, quando riusciremo a dare un esempio concreto di convivenza e d’ attribuzione di cittadinanza. Noi per primi dobbiamo, però, essere sicuri della nostra identità nazionale, solo allora potremo essere in grado di fare un ragionamento sulla nuova cittadinanza. Riconoscimento di diritti sì, ma nella cornice del rispetto degli impegni civici e costituzionalmente sanciti. Le regole del gioco sono: il rispetto delle regole e l’espressa volontà di far parte di una comunità nazionale, come molti giovani nati qui o venuti qui ancora in fasce mostrano di avere. Tengo a sottolineare che molti di questi li trovo tra le fila di futuro e libertà anche in veneto. Ho spinto molto per intercettare questo tipo di sensibilità, al punto di cercarla e costruire rapporti con loro. Molti giovani di Generazione Futuro veneta sono lo specchio di questa bellissima realtà.  Se l’esempio della convivenza civile può essere motivo per spegnere le ansie propagandistiche, ben venga parlarne, dando, però, l’esempio, magari a partire dal partito. Partito che diviene, così, uno strumento associativo, parte vitale della nostra stessa organizzazione sociale.

A proposito di strutture organizzative, parliamo di piccole e medie imprese. Le imprese in Veneto come si collocano rispetto a questo tessuto sociale da lei descritto?

Solo qualche anno fa la loro priorità era la maggior sicurezza fuori dai cancelli dell’azienda per evitare rapine, scippi e violenze. Oggi i problemi che le aziende hanno sono, soprattutto, di natura economica. La sicurezza viene dopo la sopravvivenza, l’export, il cambio della valuta (euro-dollaro), il costo del lavoro. Il governo regionale è poco presente nella risoluzione dei problemi strutturali, anche, per l’assenza di personalità del presidente della Regione. Quando penso a Zaia, nel primo anno di mandato (che non è poco è quasi il 20%) mi viene in mente il mancato trasferimento di risorse per gli alluvionati e niente altro. Fa sorride l’analisi dell’assessore al bilancio Ciambetti che nel corso di una conferenza si lamentava dei costi della politica, rispetto a ciò che essa era in grado di produrre. La cosa curiosa è che proviene da chi è contro l’abolizione delle province ed è favorevole al trasferimento dei ministeri al nord.  Sono due aspetti che sottolineano lo spreco di denaro pubblico e di risorse che altrimenti avrebbero potuto essere utilizzate meglio per risolvere i problemi, anche dei veneti.  Le contraddizioni in termini di politica, di offerta politica all’interno della Lega sono evidenti. Sono curioso di vedere come si  comporteranno dinanzi alla proposta di Fini sui tagli ai costi della politica, approvando il bilancio della Camera.

Costi della politica, come quelli  che verrebbero, drasticamente, ridotti in caso d’abolizione delle province?

 Le province. Partiamo da lontano. 7 livelli amministrativi/legislativi per l’Italia sono troppi. Questo non avviene in nessun altro paese europeo, nonostante i tentativi di ridurli, nella commissione parlamentare di cui faccio parte, si sono alzate barricate, perché i partiti hanno necessità di collocare classi dirigente. Le province hanno visto ridotte progressivamente alcune competenze. Vale la pena ricordare come nel ’72 ,quando furono approvate le regioni, c’era l’impegno da parte del parlamento di provvedere al progressivo eliminazione delle province. Cosa che poi non è avvenuta per ragioni politiche che si riconducono ancora una volta a collocare classe dirigente. Futuro e libertà è partito settimana scorsa con l’iniziativa di deposito in cassazione della modulistica che fa riferimento alla volontà popolare e immediatamente dopo Mirabello su tutto il territorio nazionale verranno distribuiti i moduli vidimati dalla cassazione per la raccolta delle firme per l’abolizione delle stesse. Ritenendo, anche, di poter caratterizzare la nostra presenza sul territorio con un argomento coerente con il programma elettorale del 2008.

In merito a programmi e a progetti su cui costruire un futuro. Quali progetti possono pensare di realizzare i giovani che spesso sono in balia dell’incertezza, prima fra tutti quella occupazionale?

Un  giovane su tre è senza lavoro e non si notano proposte concrete. All’interno dell’ultima manovra trovo con soddisfazione le agevolazioni offerte ai giovani imprenditori . Questo è apprezzabile, ma la politica non può limitarsi a questo. L’occupazione non si misura su quanti imprenditori ci sono oggi. La si misura sul superamento del precariato che in Italia è sfruttamento. Non esiste  in nessun altro paese europeo una situazione simile. È utile un provvedimento che dopo 6 mesi preveda da parte dell’imprenditore l’assunzione del (giovane) lavoratore e  non il fatto  che questi stipuli un altro contratto, magari ad un’altra persona, perché la prima ad un certo regime fiscale non la può più assumere. Avevamo offerte delle idee al governo che prevedevano per l’azienda contributi previdenziali per l’assunzione di un giovane di età compresa entro i 25 anno per il periodo di tre anni. Non siamo stati ascoltati. Dico questo, anche, per rispondere a chi ci accusa di aver assunto la politica del contro e non del pro. Credo che, anche, in questa intervista siano emerse più proposte concrete che annunci . Proposte che rappresentano quel centrodestra diverso dal centrodestra muscolare ora presente in parlamento.

Sara Zanon


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